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Menopausa: quando tutto cambia

La menopausa non è un evento improvviso, si manifesta gradualmente con il progressivo ridursi della produzione di estrogeni da parte delle ovaie. L'inizio vero e proprio è stabilito sulla base dell'assenza di mestruazioni da 12 mesi: nella maggior parte delle donne ciò avviene tra i 40 e i 60 anni, in media poco dopo i 50. I segnali però cominciano prima: si aumenta di peso, la pelle è più secca, le ossa si indeboliscono. Questo momento di transizione dall'età fertile alla menopausa, chiamato climaterio, può durare da pochi mesi ad alcuni anni ed è caratterizzato dalla comparsa più o meno accentuata dei primi sintomi. Le vampate di calore (a viso, collo e petto) sono il più conosciuto e diffuso, insieme a instabilità dell'umore, sensazione di ansia o di tristezza, sudorazione più abbondante, insonnia, irritabilità. Ma i campanelli d'allarme variano molto da donna a donna.
Anche il rapporto con il partner non è più lo stesso: bruciore, irritazione, perdite biancastre, a volte maleodoranti, secchezza e dolore portano a evitare l'intimità. Ma soprattutto c'è un calo del desiderio sessuale, fisiologico con il crollo ormonale. La terapia ormonale sostitutiva - che ristabilisce l'equilibrio ormonale - può rappresentare una valida possibilità di intervento per affrontare subito questi piccoli disturbi e vivere al meglio l'età del cambiamento, già dai primi mesi. Gli estrogeni, infatti, sono la "benzina" che alimenta la macchina biologica del corpo femminile: è grazie a loro che muscoli, ossa, cuore e vasi sanguigni funzionano bene. Solo riproducendo artificialmente questo meccanismo si può garantire che la macchina continui a funzionare. Tuttavia, non tutte le donne hanno bisogno, fin da subito, di ricorrere agli ormoni: l'80% può beneficiare, almeno all'inizio, di misure "naturali" come attività fisica, integrazione vitaminica, rimedi "dolci", insomma. Si dovrebbe invece cominciare ad assumere la terapia ormonale, sotto il controllo del ginecologo, già alla comparsa dei primi sintomi se questi sono molto invalidanti e compromettono la qualità della vita, oppure quando la donna presenta importanti fattori di rischio per il cuore o le ossa. La scelta di cominciare precocemente l'assunzione di ormoni può dipendere anche dalla situazione psicologica ed emotiva, per esempio in caso di forte stress o vulnerabilità.
Ma è possibile sapere quando si andrà in menopausa? La scienza sta cercando di rispondere. Alcuni studi hanno ipotizzato che il momento possa essere previsto in base all'analisi genetica. Uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Genetics e condotto all'università di Exeter (Regno Unito) analizzando il DNA di circa 70 mila donne, ha infatti permesso di individuare 44 regioni del genoma associate alla menopausa. Se i geni che riparano i danni subiti dal Dna delle cellule che generano gli ovociti funzionano bene, le cellule vivono più a lungo e la menopausa giunge più tardi. Al contrario, aumenta il rischio di entrare precocemente in questo periodo.
I disagi intimi
Durante l'età fertile, gli ormoni contribuiscono a mantenere lo spessore della mucosa vaginale e favoriscono la secrezione del liquido lubrificante da parte delle ghiandole predisposte. Con la cessazione ormonale, invece, la lubrificazione si riduce e i tessuti non rispondono allo stimolo nervoso di desiderio ed eccitazione. Le pareti vaginali diventano secche, lisce e sottili, la vascolarizzazione si riduce e la cute genitale è più fragile e sensibile. Questa condizione, chiamata atrofia vulvo-vaginale, non coinvolge solo i tessuti vaginali e vulvari, ma anche la vescica e l'uretra, causando bisogno frequente di urinare, bruciore e infezioni ricorrenti (sono più che raddoppiate nelle donne con secchezza e atrofia). Dopo tre anni dall'ultimo ciclo, ne soffre dal 40 al 54% delle donne. Lamentano questi disturbi quasi tutte le donne, a 10 anni dall'inizio della menopausa.
La mucosa genitale va incontro facilmente a micro abrasioni (invisibili ma dolorosissime). I vasi sanguigni si atrofizzano, rispondono sempre meno agli stimoli nervosi di eccitazione, fino a diventare sessualmente "silenti". I vasi vulvari e periuretrali, noti come "corpi cavernosi", si riducono provocando una perdita progressiva di sensibilità sessuale. I muscoli vaginali perdono proteine contrattili, massa e forza muscolare: questo facilita il prolasso, sia della vagina sia dell'uretra. Perché sono colpiti sia i tessuti vaginali e vulvari, sia la vescica e l'uretra? Per ragioni molteplici: una comune origine embrionale, in particolare di alcune strutture vescicouretrali e vulvovaginali, stessa sensibilità agli ormoni sessuali, grazie alla diffusa presenza di recettori per gli estrogeni e il testosterone, stessa sensibilità alla perdita degli ormoni sessuali, innervazione in parte condivisa, comune vulnerabilità "biomeccanica" durante il rapporto, presenza di biofilm patogeni in vagina che aumentano sia le vaginiti, sia le aggressioni batteriche alla vescica, con cistiti. Più aumentano i sintomi, in numero e gravità, più peggiora la qualità della vita della donna ma anche della coppia. Per molti uomini, infatti, la secchezza genitale della partner è un problema sgradevole e irritante perché si sentono rifiutati. L'avversione ai rapporti, la sensazione di rifiuto, i litigi e l'aggressività che ne derivano possono causare crisi di coppia anche serie.
Consigli e prodotti da usare
Le donne non sono consapevoli del problema: solo il 24% attribuisce i disturbi intimi alla menopausa. Ben il 63% pensa che passeranno con il tempo. Di conseguenza poche chiedono aiuto al medico. Le cure invece esistono e sono molto efficaci. Sono disponibili farmaci a base di estrogeni in gel, ovuli, creme o compresse vaginali che, applicati localmente con regolarità, agiscono in modo mirato sul distretto uro-genitale prevenendo e riducendo secchezza, dolore durante i rapporti, pruriti e bruciori, ma senza entrare in circolo nel sangue, quindi con ridotti effetti avversi. La terapia ormonale locale può risolvere i problemi di secchezza e atrofia genitale nell'85% dei casi, mentre per chi non vuole o può usare gli estrogeni, a causa di precedenti tumori al seno, all'ovaio o all'utero, ci sono altre soluzioni naturali, dall'acido ialuronico vaginale al gel al colostro, dalle creme vegetali al laser. Da luglio 2014 è disponibile anche un anello, simile a quello usato come contraccettivo, da inserire in vagina, che dura 3 mesi e rilascia gradualmente piccole quantità di estrogeni, senza "disturbare" i rapporti intimi.
 È fondamentale affrontare la problematica senza imbarazzo, parlandone con il partner e il ginecologo, e non perdersi d'animo. Ma soprattutto, prendersi cura delle proprie parti intime, a cominciare dalla scelta del detergente, che deve tenere conto di questi cambiamenti. L'igiene intima richiede prodotti specifici: non vanno usati quelli dedicati alle mani o al viso. È bene utilizzare detergenti dal pH leggermente acido (tra 5 e 6), con attivi nutrienti, protettivi, antibatterici e in grado di neutralizzare le molecole maleodoranti, in quanto il cattivo odore intimo, fisiologico a ogni età, può acutizzarsi in menopausa. Inoltre la maggiore predisposizione alle infezioni rende le donne in menopausa facili prede di odori sgradevoli.
È fondamentale procedere alla pulizia delle parti intime due o tre volte al giorno, prima e dopo ogni rapporto sessuale, dopo l'attività sportiva e la defecazione. Il lavaggio e il risciacquo vanno sempre eseguiti procedendo da davanti a indietro e mai viceversa, per ridurre il rischio di contaminazioni batteriche dell'area genito-urinaria da parte della zona rettale. Da utilizzare solo su prescrizione del ginecologo le lavande intime e, con cautela, spray, saponette o bagnodoccia. Per fare in modo che secchezza e altri fastidi intimi non peggiorino, è bene preferire il più possibile biancheria intima in cotone, ampia e assorbente, o materiali naturali (seta), evitando slip in pizzo o sintetici, perizomi, pantaloni troppo stretti o jeans seconda pelle. Ai collant preferire le calze autoreggenti, che lasciano la zona intima libera di respirare.